8 marzo. in piedi Signori, davanti ad una Donna

Ti accarezzo piano il viso, non voglio che l'ultimo atto verso di te sia una violenza.

Quando le persone arrivano da me è già troppo tardi, la loro vita è finita. Noi anatomopatologi siamo i dottori dei morti, i loro ultimi confidenti a cui il corpo rivela la verità e il dolore che li hanno portati sul nostro tavolo.
Mi avvicino alla salma e la osservo, controllo il suo nome, appoggio la cartella e inizio il mio lavoro.
“ Ciao Maria, non ti preoccupare ora mi occupo io di te. Dimmi tesoro chi ti ha fatto così male?”
Do una rapida occhiata al corpo, ci sono lividi e tagli dappertutto, non è stata una morte facile. Inizio l'osservazione esterna. Le gambe sono coperte di lividi e graffi.
“ Hai lottato per difenderti, sei scappata ma non sei riuscita a salvarti.”
Faccio il controllo con il kit per lo stupro, ci sono escoriazioni profonde e lacerazioni. Di certo hai subito una violenza sessuale.
“Piccola mia chi ti ha fatto tutto questo?”
Le braccia sono fratturate a spirale quindi sono state rotte per torsione, le costole sono spezzate e hanno perforato i polmoni causando la morte per soffocamento.
“ Hai sofferto troppo Maria, ci sono anni di dolore su di te.”
Prendo la macchina fotografica per i lividi sotto pelle e trovo tutta una costellazione di macchie.
“Sei stata picchiata spesso e con ferocia, le costole ti sono state rotte quando già eri a terra. Cosa ha scatenato così tanto accanimento e brutalità Chi ti odiava fino ad ucciderti?”
Il viso è tumefatto, i lineamenti sono deformati dalle botte, lo zigomo destro è fratturato, sono saltati dei denti e i capelli sono stati strappati, c'è un colpo da corpo contundente alla testa ma non abbastanza forte da aver provocato la morte.
Adesso passo all'analisi interna. Gli organi sono devastati, ci sono molti versamenti di sangue che hanno causato un'emorragia interna ma quello che ha portato alla morte è il collasso polmonare. Richiudo tutto disgustato, so bene cosa significano queste ferite. Guardo tra gli effetti personali e trovo la fede; in nome di questo anello ti hanno massacrata fino alla morte, chi doveva amarti e proteggerti ti ha uccisa giorno dopo giorno fino a spezzarti l'anima e il corpo. Getto la fede dentro la busta con i tuoi effetti personali e vado a lavarmi le mani. Passandoti vicino ti accarezzo dolcemente.
“Non ti preoccupare piccola mia è tutto finito.”
Mi lavo le mani ed osservandole mi viene in mente Shakespeare: “Non basterà l'acqua dei sette mari per mondare le mie mani del tuo sangue.”
Mi domando se tuo marito ci ha mai pensato prima di ucciderti. Chiamo il poliziotto e confermo la causa della morte. Lui prende i suoi appunti e sospira dicendo che sei il quarto caso in questa settimana di violenze domestiche. Lo congedo e torno da te. Ti copro con un lenzuolo per darti nuova dignità e rispetto dopo la morte. Ti porto nella sala per farti venire a prendere dalle pompe funebri, metto i tuoi miseri averi vicino a te, ti accarezzo piano il viso, non voglio che l'ultimo atto verso di te sia una violenza.

Mahé Mengarelli