Femminicidio. Perché?

Il mondo nasce e muore tra le braccia di una donna.

Panorama pubblica cifre allarmanti. Dal “2006 al 2016 le donne uccise in Italia sono state 1.740 e di queste 1.251 (il 71,9%) in famiglia, 846 (il 67,6%) all'interno della coppia, 224 (il 26,5%) per mano di un ex compagno, fidanzato o marito. Solamente nel 2016 sono state 120 le donne morte strangolate, accoltellate, bruciate.”

Questi i dati, se vogliamo realmente comprendere questo fenomeno dobbiamo fare un passo indietro e osservare le dinamiche antropologiche e sociali che portano a questa violenza cieca.
Le pitture rupestri sono i nostri primi testimoni. Gli uomini erano rappresentati come cacciatori mentre la donna si occupava del fuoco, della crescita dei figli; con la stabilizzazione, seguita al nomadismo si occuperà anche della coltivazione. L'uomo aveva ogni potere decisionale e con l'ignoranza naturalmente c'era anche la violenza, dovuta ad un uso della parola primitivo o quasi inesistente. Quanti rapporti erano affettivi e quanti stupri imposti dal possesso della donna come un oggetto?Questo è impossibile saperlo ma tuttora la pubblicità da l'immagine della donna come un oggetto.
Greci e romani erano più evoluti e in quelle epoche le donne diventano le matrone delle case ma sempre relegate ad un ruolo marginale. Durante questo periodo si distinguono delle figure femminili che con bellezza, astuzia e intelligenza riescono a detenere un minimo di potere. Cleopatra affascinante, spietata e coraggiosa. Cornelia, la madre dei Gracchi che afferma che i suoi gioielli erano i propri figli, dodici in tutto. In questa affermazione si rivela il fatto che il valore della donna era relegato alla produzione della prole. Poi troviamo anche figure ambigue e calcolatrici come Poppea che tentò in ogni modo tramite Nerone di diventare imperatrice. Nella letteratura greca Medea dimostra nella sua vendetta enorme crudeltà. Uccide i figli suoi e di suo marito ma li ammazza per togliere tutto al marito, perfino i suoi, di lui, figli.
Nelle usanze celtiche la donna vestita con una semplice tunica bianca e una corona di fiori offre al futuro marito una cavezza in segno di sottomissione. Tuttora durante il matrimonio cattolico il prete dice: " Chi è che da questa donna a quest'uomo ". Si tratta quindi di uno scambio economico che nel passato, nemmeno troppo remoto, era anche legato alla dote della donna. Inoltre il matrimonio convenzionale include una piccola clausola capestro che in realtà è una trappola. Nelle nuove unioni civili è stato tolto l’obbligo alla fedeltà per due motivi semplici:
- per evitare che le nuove unioni fossero troppo paragonabili al matrimonio
- nel diritto italiano l'obbligo alla fedeltà era la motivazione del delitto d'onore, tu mi tradisci quindi ho il diritto di ucciderti per difendere il mio onore di uomo. Si deve anche tenere conto che solo nel 1946 si è avuto il diritto di voto femminile, non tanto per una questione di evoluzione sociale quanto per il fatto che la monarchia credeva che le donne fossero più conservatrici ed avrebbero votato per loro.
Questi atti giuridici relegano la donna ad un ruolo di completa sudditanza.
Solo dopo il referendum sul divorzio le cose sono un po' cambiate, ma non del tutto. Anche adesso per quanto riguarda l'aspetto economico un uomo e una donna che svolgono lo stesso lavoro percepiscono stipendi differenti. Naturalmente la donna viene pagata di meno, fino al 30%. È stato dimostrato che durante la vita lavorativa, avendo due maternità, la donna lavora comunque più di un uomo.
I matrimoni in passato erano differenti tra il popolo e la nobiltà. I legami dei sovrani erano più che altro contratti di affari e di non belligeranza tra due nazioni. Nel popolo si cercava di sposarsi con la donna migliore come domestica o che avesse una buona dote di famiglia. Era fondamentale dare discendenza per il valore del lavoro dei figli e per la continuazione della stirpe. Molte donne sono state ripudiate perché non avevano figli maschi, peccato che nella procreazione è l'uomo a decidere il sesso del nascituro. Fino a pochissimi anni fa e tuttora, se una coppia non ha figli la colpa viene data in primis alla donna. Insomma il ruolo principale delle femmine è la procreazione e la loro realizzazione sociale dipende da questo. Lasciamo un attimo questo discorso per fare una piccola precisazione.
Consideriamo per esempio l'aspetto linguistico. Molti anni fa è stata creata la parola femminicidio.
femmicidio è una categoria criminologica vera e propria: una violenza estrema da parte dell'uomo contro la donna «perché donna», in cui cioè la violenza è l'esito di pratiche misogine ovvero derivate dall’odio per le femmine in quanto tali.
Questa è la definizione linguistica ma dobbiamo anche tenere conto di altri fattori :il relegamento dell'omicidio di una donna in un differente termine da omicidio lo sminuisce come la conseguenza della misoginia. Sarebbe come dire che uccidere un omosessuale è solo la conseguenza dell'omofobia e quindi meno grave come omicidio.
Il termine ritorna in voga nel 1848 quando in Inghilterra uccidere una donna diventa reato, il che implica che prima non lo era. Infatti di Jack lo squartatore avvengono nel 1888 e per questo sono reati e anche perché è il primo serial killer riconosciuto. Il femminicidio è direttamente collegato al cambiamento del ruolo e della libertà della donna nella società. L'uomo si sente svirilizzato e riafferma il proprio potere attraverso la violenza. Il termine scompare per poi tornare nella cronaca nel 1991 grazie ad una criminologa americana.
I recenti casi di omicidio dando fuoco alla vittima dimostrano non solo un ragionamento
- Tu sei mia o di nessun altro –
ma addirittura denotano una volontà di cancellare anche fisicamente la donna di cui non resterebbe nulla. Dopo tre ore di un corpo umano restano solo poche ceneri. È quindi chiaro che la strada da percorrere è ancora molto lunga e può essere percorsa solo se uomini e donne sono disposti a farlo insieme collaborando e soprattutto parlando tra loro.

Il più forte se non si prende cura del più debole non è più forte è solo più feroce.

Apro ora una parte importante e dolente; gli abusi.
Possono essere di vario tipo: fisici, psicologici, verbali, silenziosi... I modi per ferire una persona sono infiniti quanto è infinita l'immaginazione di chi li perpetra.
C'è per esempio la tortura del silenzio in cui il compagno mette un muro insormontabile fatto dal suo non dire niente. Immaginatevi di vivere con una persona che vi ignora totalmente, che non vi parla e che si comporta come se voi non esistesse. Prima o poi scomparirete.
La persecuzione verbale: che può essere fatta da battute al vetriolo o da insulti, offese e da un continuo sminuire l'altra persona. Attuare questa tecnica porta la persona a sentirsi inadeguata, inutile una nullità che non merita nulla e che quando sbaglia merita di essere punita.
Gli abusi fisici sono un argomento doloroso a se stante.
Ci può essere lo schiaffo dato una volta che, se la coppia riesce a parlarne e a sradicare il movente potrebbe rimanere unico ed isolato; rarissimi casi. Solitamente avviene una degenerazione che può finire anche nella morte.
C'è l'abuso continuativo in cui si scatena una prassi dalla violenza in cui la donna viene picchiata, mente per proteggere il proprio compagno e crede di meritare gli abusi subiti. Questa è la forma più diffusa. Spesso queste donne hanno assimilato questo modus operandi nella famiglia di origine e tendono a reiterarlo nella scelta di uomini con tendenze violente. Spezzare questa catena è molto difficile ma POSSIBILE. Spesso per arrivarci ci vogliono anni di dolori e umiliazioni, ma nel momento in cui l'esasperazione prevale è possibile, attraverso l'aiuto di altri, avere la forza di fare quella maledetta denuncia che urla basta alle mille violenze. Denunciate, denunciate, una, due, mille volte se necessario, ma denunciate.
Primo Levi diceva che il lager è la sede staccata dell’inferno sulla terra, talvolta, lo è anche la propria casa.

Mahé Mengarelli

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